Pio XII da the Independent
La non-sacra eredità di Pio XII
L’uomo che ha presieduto il Vaticano durante la guerra accusato di aver chiuso un occhio sull’olocausto. La sua reputazione è ancora fonte di divisione tra cattolici ed ebrei.
Peter Popham da Roma:
Lunedì, 20 ottobre 2008
Il “Pio Guerra” che ha imperversato a lungo nel desiderio vaticano di dichiarare Papa Pio XII santo si è infiammato di nuovo durante il week-end quando il prete gesuita incaricato del processo di canonizzazione ha dichiarato che il Papa Benedetto XVI non potrà visitare Israele finché una discussa scritta nel museo dell’Olocausto di Gerusalemme, che si riferisce sprezzantemente al Pio, non verrà rimossa.
Pio XII, l’austero, occhialuto diplomatico che ha regnato dal 1939 al 1958, è stato a lungo visto dai conservatori cattolici come uno dei più grandi papi moderni. L’annuncio alla santificazione fu lanciato dal Papa Paolo VI, “con lo stesso tipo di urgenza e certezza”, ha detto ieri il giornalista vaticano Robert Mickens, “con cui Giovanni Paolo II ha aperto il caso di Madre Teresa”.
Ma il Pio XII dipinto nel Yad Vashem Holocaust Museum è una figura molto differente. Incluso tra gli “Ingiusti”, quelli cioé responsabili direttamente o indirettamente dell’olocausto, egli è punito su un grande panello nel museo per il suo fallimento “ad abbandonare il suo palazzo, con un grande crocifisso, a testimonianza un giorno dell’eccidio”. “Quando la notizia del massacro degli Ebrei ha raggiunto il vaticano”, continua, “egli non ha reagito con nessuna protesta scritta o orale. Nel 1942, non si è associato alla condanna dell’uccisione dei Giudei emessa dagli Alleati. Quando sono stati deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non è intervenuto.”
“Finché quel pannello rimane nel museo,” ha detto padre Peter Gumpel, “Benedetto XVI non può andare in Israele perché sarebbe uno scandalo per i cattolici. La Chiesa Cattolica sta facendo tutto il possibile per avere delle buone relazioni con Israele, ma relazioni amichevoli possono essere costruite sole se c’è reciprocità.”
Un portavoce del ministro degli esteri israeliano ha schivato la questione della scritta nella sua replica. “Se Benedetto XVI volesse visitare Israele sarebbe un ospite benvenuto ed benvoluto”, ha detto Yossi Levy. ” Papa Ratzinger è già stato ufficialmente invitato ed accettare o meno dipende interamente dalla sua volontà”.
Ma Sergio Itzhac Minervi, ambasciatore di Israele a Bruxelles e storico, ha commentato: “Nessuna entità morale, tantomeno lo Yad Vashem, può trattare queste questioni storiche come se fossero in un mercato, come padre Gumpel vorrebbe: ‘Finché non cancellate quelle frasi non vengo’. Siamo seri. La storia ha bisogno di prove, di documenti, che la Chiesa farebbe bene ha mostrare al mondo”.
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